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Il caso
06 Febbraio 2026 - 10:15
«No, francamente non mi sento più sicuro». Stefano Lo Russo risponde senza esitazioni alla domanda sul nuovo decreto sicurezza appena approvato dal Consiglio dei ministri. Il sindaco di Torino lo dice ieri sera, ospite di Piazza Pulita su La7, mentre attorno agli scontri del 31 gennaio e allo sgombero del centro sociale Askatasuna il clima politico resta incandescente. «Ho sentito le parole del ministro Piantedosi in Parlamento e mi preoccupano», aggiunge, mettendo in discussione l’idea che nuove norme possano, da sole, rendere le città più sicure.
Per Lo Russo il nodo è un altro: la carenza di uomini e mezzi. «In Italia mancano 11mila agenti di polizia, 12mila carabinieri e 7mila unità della Guardia di Finanza. A Torino la questura ha circa 200 agenti in meno: significa almeno dieci volanti a turno che non ci sono». Un quadro che, secondo il primo cittadino, si scontra con l’aumento dei reati registrato negli ultimi tre anni, tra furti, rapine e violenze.
Da qui la critica alla lettura che, dopo i disordini di sabato, ha accomunato manifestanti e violenti. «Sono perplesso dall’idea che chi scende in piazza sia automaticamente responsabile di chi spacca», afferma. «Porto mio figlio allo stadio e so che ci sono tafferugli tra ultras: questo vuol dire che chi va allo stadio copre la violenza? No. Lo Stato deve garantire il diritto di manifestare e intervenire su chi commette reati».
Parole che arrivano quasi in contemporanea con quelle della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che su una rete Mediaset ha parlato di «nemici dello Stato» riferendosi ai partecipanti al corteo torinese, sostenendo che «non era gente che voleva manifestare le proprie idee». Una linea condivisa anche dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, convinto che il decreto sicurezza possa «arginare i violenti».
Il sindaco respinge questa impostazione e rivendica la dinamica degli scontri. «Il corpo del corteo è rimasto indietro, non ha partecipato né sostenuto le violenze: è un dato oggettivo». Una consapevolezza, aggiunge, che era già emersa nelle riunioni del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, dove «si sapeva che potevano arrivare persone da fuori con intenti molto violenti».
Sul capitolo Askatasuna, Lo Russo torna a difendere il tentativo di mediazione portato avanti dall’amministrazione dopo trent’anni di occupazione illegale. «Abbiamo cercato di riportare quel luogo nella legalità attraverso il regolamento dei beni comuni. Quel patto è stato violato e ha fatto un favore enorme alla destra». Ma, sottolinea, «l’equazione sgombero uguale ordine pubblico non si è verificata».
«Servono meno slogan e più collaborazione istituzionale», conclude poi il sindaco. «Mi piacerebbe portare questi dati a un tavolo con il ministro dell’Interno per lavorare insieme. Perché senza personale e risorse, nessun decreto può garantire davvero la sicurezza».
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