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Il caso

Repubblica non sarà in edicola il 10 e l’11 febbraio: sciopero contro la vendita di Gedi

Prosegue la vertenza aperta nella redazione del quotidiano

Repubblica non sarà in edicola il 10 e l’11 febbraio: sciopero contro la vendita di Gedi

Repubblica non uscirà in edicola il 10 e l’11 febbraio. Lo ha annunciato l’assemblea delle giornaliste e dei giornalisti del quotidiano, riunitasi per ore nella serata di ieri, spiegando che l’impossibilità di chiudere le pagine e lo sciopero indetto dal Comitato di redazione impediranno la pubblicazione del giornale per due giorni consecutivi. Il motivo è sempre la vertenza aperta da settimane sul futuro del gruppo Gedi. La redazione denuncia la mancanza di trasparenza nella trattativa avviata da Exor per la vendita del gruppo al conglomerato greco Antenna. L’esclusiva negoziale, spiegano i giornalisti, è formalmente scaduta il 31 gennaio, ma l’azienda non ha comunicato se sia stata concessa una proroga né fino a quando. “Le informazioni in nostro possesso finiscono qui”, scrivono.

Giornaliste e giornalisti riferiscono di aver attivato ogni canale possibile: dal coinvolgimento delle organizzazioni sindacali al dialogo con istituzioni, lettori, partiti ed enti pubblici, dall’Agcom all’European Board for Media Services. Parallelamente, la redazione ha svolto un lavoro di inchiesta sul potenziale acquirente, i cui esiti - si legge nel comunicato - non hanno contribuito a rassicurare, ma anzi ad aumentare le preoccupazioni. Al centro della protesta ci sono le richieste di garanzie occupazionali e democratiche, rimaste finora senza risposte. In particolare viene contestato il “silenzio ostinato e irrispettoso” dell’editore John Elkann, che - denunciano - si rifiuta di incontrare le rappresentanze sindacali. Una situazione che riguarda direttamente circa 1.300 famiglie.

Lo “spezzatino” di Gedi viene quindi descritto come il simbolo dello smantellamento di un pezzo dell’industria culturale del Paese, avvenuto mentre gli azionisti continuavano a distribuire dividendi miliardari. Una vicenda che, secondo la redazione, racconta lo strapotere di pochi, la assenza di regole e controlli - per azione o omissione - di molti decisori pubblici.

“La nostra battaglia non è solo nostra”, scrivono giornaliste e giornalisti, che rivendicano il valore pubblico di Repubblica e della sua storia. A pochi mesi dal cinquantesimo anniversario, il quotidiano ribadisce la propria identità: progressista, antifascista, impegnata nella difesa dei diritti sociali e civili e contro ogni forma di razzismo“Non abbiamo alcuna intenzione di rassegnarci o auto-silenziarci”, conclude il comunicato. “A chi ci ha voluto piegare, o a chi magari vorrebbe ancora farlo in futuro, rispondiamo che siamo ancora qui”.


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