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12 Febbraio 2026 - 07:32
Un decreto firmato, la Conferenza dei servizi avviata e un cronoprogramma definito: il Parco della Salute di Torino entra nella fase operativa.
Dal 41° piano del Grattacielo Piemonte, la giunta Cirio ha tracciato ieri mattina la rotta della sanità regionale per il 2026, con al centro il maxi intervento destinato a ridisegnare l’assistenza ospedaliera del capoluogo.
Accanto, l’annosa questione delle liste d’attesa, che neanche più di 250mila prestazioni aggiuntive nel corso del 2025 sono riuscite a scalfire (dal confronto tra settembre 2025 e gennaio 2026 erano emersi uguali, se non maggiori, tempi di attesa).
Con la firma del decreto di assegnazione per progettazione, costruzione e gestione al Consorzio Sis il futuro Parco della Salute si fa più vicino: chiusa la fase di valutazione dell’impatto ambientale, il prossimo 24 marzo 2026, 30 giorni per l’inizio della progettazione esecutiva, mentre tra dicembre 2026 e gennaio 2027 l’avvio vero e proprio: la posa della prima pietra. Con termine dei lavori previsto per il 2031 (un anno dopo rispetto al cronoprogramma originario).
«Tutto questo vuol dire l’avvio della cabina di regia questa mattina (ieri, ndr)», spiega il presidente della Regione Alberto Cirio.
L’investimento complessivo sarà di circa 600 milioni di euro. «Il più grande dell’edilizia sanitaria della Regione Piemonte», aggiunge Cirio.
La nuova struttura avrà 1.040 posti letto su una superficie complessiva di 140mila metri quadrati.
Sul fronte delle liste d’attesa, invece, lungi dall’arretrare sulla sua strategia, «emulata anche da amministrazioni di altri colori, come la Puglia», rivendica, l’assessore alla Sanità Federico Riboldi sottolinea i risultati raggiunti. Oltre 251mila prestazioni negli orari serali e nel week-end, con l’impiego di una task force di 5mila operatori in più, concentrati soprattutto tra Città della Salute e Asl Città di Torino, e un investimento a bilancio di oltre 40 milioni, che Riboldi intende replicare. «L’obiettivo è superare anche i numeri dello scorso anno e superare le 500mila prestazioni aggiuntive», conclude.
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