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Dossier Tether
11 Marzo 2026 - 13:50
C’è un italiano che supera, e quasi doppia, Giovanni Ferrero. Ma non produce cioccolato: stampa dollari digitali. E poco si sa di lui. Come vi abbiamo raccontato qui, in una decina di giorni, secondo Forbes, la fortuna stimata di Giancarlo Devasini è balzata da 22 a oltre 89 miliardi di dollari. Un rialzo “astronomico” che non nasce da una miniera d’oro, bensì dalla valutazione di Tether, l’emittente della più grande stablecoin al mondo. È la finanza che crea l’effetto molla: quando la stima dell’azienda si dilata, i patrimoni dei suoi azionisti si moltiplicano. Quanto può durare questo slancio? E quali sono le fondamenta di questa ricchezza improvvisa? Per spiegarlo meglio dobbiamo fare un passo indietro.
L’effetto Cantor Fitzgerald
Con una valutazione a 200 miliardi, anche Cantor Fitzgerald - artefice tramite gli investitori pubblici dello sbarco a Wall Street di Twenty One Capital a dicembre - vedrebbe la sua partecipazione del 5% valere circa 10 miliardi di dollari, contro i 600 milioni riportati nel 2023 dal Wall Street Journal. Un salto che segnala quanto la “bolla d’aria” delle valutazioni possa diventare peso specifico nei bilanci degli azionisti.
Il motore dei profitti (e le zone oscure)
Tether afferma di aver generato circa 13 miliardi di dollari di utile (non certificato) lo scorso anno, soprattutto grazie ai rendimenti delle riserve a garanzia di USDT, la stablecoin con una capitalizzazione di mercato di 184 miliardi. Questo, di seguito, è lo schema del bilancio reso noto dalla società a metà 2025.
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Oltre l’80% delle riserve sarebbe investito in Treasury Bill statunitensi e altri titoli a breve termine. Con tassi elevati e nessun obbligo di riconoscere un rendimento ai detentori di USDT, la differenza tra quanto incassa sulle riserve e quanto paga agli utenti resta in casa: un “carry” che, secondo l’azienda, spinge il margine fino al 99% con uno staff di circa 300 persone. Ma un modello così brillante è anche ciclico: cosa accade se i tassi scendono?
Le nuove scommesse: AI, energia, dati, education (e la Juve)
Non solo stablecoin. Paolo Ardoino ha delineato una piattaforma proprietaria di intelligenza artificiale e nuove divisioni nei dati, nell’energia e nell’istruzione. In bilancio figurano anche 23 miliardi in oro e 6,4 miliardi in bitcoin. Il portafoglio di venture capital conta oltre 120 società per più di 10 miliardi di dollari, tra cui 200 milioni nel marketplace Whop.com e 775 milioni sulla piattaforma video Rumble - su cui ha investito pesantemente anche il tecnocrate Peter Thiel nella sua crociata contro la cultura woke - nel 2024. Una diversificazione che offre optionalità, ma aggiunge volatilità e rischio esecutivo.
Da non dimenticare poi la quota nella società calcistica Juventus, dove con l'11,7% - anche dopo il recente aumento di capitale - Devasini e Ardoino da tifosi bianconeri dichiarati sono diventati il secondo azionista alle spalle della Exor di John Elkann.
Inoltre Tether ha investito massivamente in Bitcoin - paradossale: il "concorrente" diretto -, che al momento veleggia attorno ai 69mila dollari di valore, e ha accumulato ingenti riserve di oro per garantire la sua stablecoin XAUT gestita dal ramo Tether Gold: a fine settembre 2025 risultavano 116 tonnellate a bilancio, un livello paragonabile alle riserve di paesi come Corea del Sud, Ungheria o Grecia. In un trimestre gli acquisti del gruppo avrebbero rappresentato quasi il 2% della domanda globale del periodo e il 12% degli acquisti effettuati dalle banche centrali, contribuendo – insieme ad altri fattori – a sostenere il prezzo del metallo.
Il mistero Devasini
Questi i meccanismi finanziari, in cui ancora non sembra possibile quantificare gli effetti della guerra in Iran sui valori di Tether e delle sue riserve. Bisogna però indagare sul personaggio Devasini. Sessantadue anni compiuti il 5 marzo, nasce a Torino ma cresce a Casale Monferrato. Liceo "Palli" a Casale, i primi interessi informatici e imprenditoriali con una piccola azienda di importazione software, ma poi all'università studia Medicina - il padre è ginecologo - e si laurea a Milano in chirurgia plastica. Dura due anni, "Tutto il mio lavoro mi sembrava un imbroglio, lo sfruttamento di un capriccio" ha detto in una rarissima intervista. Un giorno non si presenta più in clinica e il mese dopo e sta già a Hong Kong “a cercare di fare due lire”, ricorda un amico d’infanzia.

Passa dal software a Bitcoin: fulminazione sulla via di Damasco. Nelle chat di settore appare come “Merlin”. Nota Bitfinex, piccola borsa creata da un giovane francese, Raphael Nicolle. E da lì, con il suo ingresso, inizia la scalata. Non priva di intoppi e grosse grane, come una causa - persa - contro Microsoft.
Il suo ultimo indirizzo conosciuto è in Svizzera a Lugano, in zona Besso. Ha donato alla città la statua di Satoshi Nakamoto, mitologico "inventore" del Bitcoin e opera della sua compagna, l'artista Valentina Picozzi. A Lugano peraltro Tether è promotore del Plan B, un piano per l'adozione di criptovalute. Per l'ex chirurgo, il domicilio di Lugano è un condominio piuttosto anonimo e lui fa vita riservata. Si dice che esca quasi solo a tarda sera, se lo fa di giorno è con indosso vecchie felpe con il cappuccio. Si dice che negli ambienti della criptovaluta ci sia chi gliel'ha giurata - Bitfinex ha rischiato il crac clamoroso anni fa e anche l'ex socio Nicolle è dovuto "sparire" - e in ogni caso lui si sposta molto, negli anni: in Africa, a Sao Tomé, nelle Isole Vergini Britanniche dove c'è una sede operativa di Tether, poi infine a El Salvador, dove ora c'è la sede legale della società. Mai una intervista, dopo quella antica a una rivista d'arte svizzera, mai una dichiarazione pubblica e anche le foto sono piuttosto rare. Il volto della società è Paolo Ardoino, per molti il vero genio del codice e delle manovre societarie.
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