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Il caso
17 Marzo 2026 - 16:50
Doveva essere un infrastruttura strategica per collegare Torino a Rivoli e migliorare la mobilità dell’area ovest. Oggi, invece, il prolungamento della Linea 1 della metropolitana verso Cascine Vica rischia di trasformarsi in un’opera simbolo di ritardi e incertezze. Il cantiere sembra procedere e le attività non risultano ferme. Ma gli ultimi sviluppi rendono sempre più concreto uno scenario critico riguardo all'ipotesi conclusione dei lavori per il 2030. Il termine per la presentazione del piano di rientro da parte della società appaltatrice, già prorogato al 15 marzo, è scaduto senza esito. Il Tribunale ha quindi dichiarato estinto il procedimento di concordato preventivo “per rinuncia della stessa società”.
A questo punto si aprono diversi scenari. Se l’azienda riuscisse a reperire le risorse necessarie, il cantiere potrebbe ripartire con un ritardo contenuto tra un anno e mezzo e due. In caso contrario, i tempi si allungherebbero sensibilmente, fino a quattro anni. Sul tavolo restano tre ipotesi: lo scorrimento della graduatoria - ritenuto poco probabile per via dei prezzi ormai superati -, una nuova gara (come già avvenuto per la tratta Lingotto-Bengasi, con ritardi fino a sei anni), oppure il subentro di alcuni subappaltatori.
A pagare di più questa situazione rimangono le attività locali. Le titolari del bar Orchidea raccontano una realtà fatta di promesse e attese: «Ci stanno mettendo in ginocchio. Abbiamo fatto la pratica con Finpiemonte, investendo tempo e soldi, anche solo per acquistare le firme digitali. Dopo mesi, ci è stato detto che non si sa quando verranno erogati i contributi. Parliamo di 1.500 euro: un aiuto, certo, ma non risolve il problema. E nel frattempo rischiamo di chiudere prima ancora di riceverli». Il cantiere, spiegano, va avanti dal 2019, mentre loro resistono «solo grazie a vent’anni di lavoro alle spalle».
Michele, gommista storico della zona, parla senza mezzi termini: «Quando sono arrivato qui c’erano due case, ho visto crescere Cascine Vica. Ma una situazione così non l’abbiamo mai vissuta». Il problema principale è la viabilità: «Entrare e uscire dal negozio è diventato complicato. Le auto si fermano, si blocca tutto, e non c’è organizzazione. Ho dovuto sistemare da solo alcuni cartelli davanti all’attività». E poi c’è l’incertezza sui tempi: «All’inizio si parlava di pochi anni. Ora se diventano dieci, chi lo paga? Falliamo tutti. Non si capisce niente: lavori che si fermano e ripartono». Anche l’impatto fisico del cantiere pesa sulle attività. Alessio, titolare di un bar, spiega: «Siamo chiusi in un vicolo, con sbarramenti alti che coprono persino l’insegna. Non ce lo aspettavamo».
Più dura ancora la testimonianza della titolare della caffetteria Il Portico: «Si parla tanto di aiuti, ma poi è difficilissimo ottenerli. Se vuoi fare uno sconto lo fai, senza creare ostacoli». Nel frattempo, racconta, il quartiere è peggiorato: «È diventato un po’ un Bronx. Sporcizia, persone ubriache da un lato e altre che fanno pipì dall'altro. I clienti non vengono più anche per i problemi di parcheggio, nessuno parcheggia a più di 100 metri per venire a prendersi un caffè. E la fine rischia di essere sempre la stessa: come piazza Bengasi».
Dal lato istituzionale, il sindaco di Rivoli, Alessandro Errigo, invita alla prudenza: «È un cantiere che doveva essere finito da anni, ma oggi è difficile fare previsioni. Sarebbe irrispettoso verso i commercianti». L’amministrazione, spiega, sta cercando di intervenire su più fronti: «Abbiamo chiesto a Infra.To di dare la priorità nel liberare i cantieri di superficie entro l’anno. È l'azione da compiere al momento, anche per poter partire con il progetto di rifacimento di corso Francia».
Sul fronte economico, sono stati previsti sgravi sulle tasse comunali fino all’80% per le attività che dimostrano una perdita di fatturato rispetto al 2019. «Abbiamo organizzato incontri informativi e stiamo facilitando l’accesso ai contributi regionali. Siamo in attesa delle tempistiche di erogazione». Gli strumenti, però, restano limitati: «Come Comune possiamo fare poco di più. Ma è fondamentale stare vicino ai lavoratori e dare loro certezze».
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