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Sequestro beni ereditari

Testamento ribaltato e patrimonio sotto sequestro: la decisione del tribunale

L’anziana aveva manifestato l’intenzione di destinare parte del patrimonio alla nipote e di effettuare una donazione di 100mila euro

Testamento ribaltato e patrimonio sotto sequestro

Immagine di repertorio

Il Tribunale di Torino ha disposto il sequestro preventivo dell’intero patrimonio ereditario al centro di una controversia tra fratello e sorella, nell’ambito di un procedimento che ha già portato alla condanna in primo grado a due anni di reclusione di un uomo di 64 anni per circonvenzione di incapace.

Il provvedimento riguarda beni immobili, conti correnti e depositi finanziari riconducibili all’eredità di una donna novantenne, deceduta nel 2022. La misura è finalizzata a garantire il pagamento di una provvisionale di 500mila euro stabilita dal giudice Agostino Pasquariello in favore della sorella dell’imputato, costituita parte civile.

Al centro della vicenda vi sono due testamenti con contenuti differenti. Secondo quanto emerso nel corso del processo, l’anziana, prima dell’aggravarsi delle sue condizioni cognitive, aveva manifestato l’intenzione di destinare parte del patrimonio alla nipote e di effettuare una donazione di 100mila euro alle suore di Maria Ausiliatrice di Torino. Successivamente sarebbe stato redatto un secondo testamento olografo che, secondo l’accusa, attribuiva l’intera eredità al 64enne, modificando in modo sostanziale le precedenti volontà.

La pubblica accusa ha sostenuto che l’imputato avrebbe approfittato dello stato di fragilità della zia, caratterizzato da un grave decadimento cognitivo, per influenzarne le decisioni testamentarie. Tali elementi sono stati ritenuti rilevanti nella sentenza di primo grado.

L’elenco dei beni sottoposti a sequestro include immobili situati a Torino e a Limone Piemonte, oltre a rapporti bancari che, secondo gli atti, risultano attualmente privi di consistenza. Non rientra invece nel provvedimento un immobile a Montecarlo, per il quale non sarebbe stato possibile acquisire dati catastali sufficienti.

La difesa dell’imputato, rappresentata dagli avvocati Gabriele Gerbino e Marco Ivaldi, valuterà l’eventuale presentazione di ricorso in appello una volta esaminate le motivazioni della sentenza.

Il procedimento si trova nella fase successiva al primo grado di giudizio e, fino a una decisione definitiva, resta valida la presunzione di non colpevolezza prevista dall’ordinamento.

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