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L'Asta Internazionale a Grinzane
10 Novembre 2025 - 07:20
Quanto può valere un profumo che nasce sotto terra e conquista le tavole del mondo? Se si parla di tartufo bianco d’Alba, la risposta viaggia su sei cifre, un battito di martello e un collegamento tra continenti. Domenica, ancora una volta, Hong Kong ha fatto suo il trofeo più simbolico della stagione, aggiudicandosi all’asta un esemplare “fratello” da oltre un chilo per 110mila euro, battendo le offerte arrivate da Singapore, Bangkok, Vienna, Francoforte e dalla new entry Rio de Janeiro. È solo ostentazione di lusso o il segno di un dialogo gastronomico che unisce Langhe e Asia in un abbraccio sempre più stretto? E il business è in tavola.
A condurre il momento, l’attrice Stefania Rocca, che ha mantenuto il ritmo scenico di una gara in cui ogni alzata di paletta racconta anche un pezzo di identità piemontese. Il terzo lotto ha fatto impennare i valori: 402 grammi di tartufo, due magnum – Barbaresco Ada Nada e Barolo Chiarlo – e il consueto panettone da 10 kg. Risultato? 16mila euro, offerti da due acquirenti cinesi presenti in sala e incoraggiati da Anna Foglietta, Vittoria Puccini e Andrea Bosca dell’associazione Every Child Is My Child. Un sipario in cui la mondanità non copre, ma amplifica, la centralità della materia prima.
Perché Hong Kong?
La domanda è legittima: perché proprio Hong Kong sembra avere un filo diretto con la trifola albese? La risposta, in parte, è nella sua vocazione internazionale e nella capacità di fare da hub per le tendenze fine dining, raccogliendo collezionisti del gusto e tavole capaci di trattare il tartufo con il rispetto che merita. Il contesto del tristellato Otto e Mezzo Bombana racconta la maturità di un pubblico che conosce il valore – gastronomico e simbolico – della trifola, e che non esita a investirvi. Non è soltanto il desiderio di possesso: è la volontà di sedersi a un tavolo dove profumo, vino e rito diventano un unicum.
Il racconto del territorio, bottiglia dopo bottiglia
In ogni lotto c’è stato un contrappunto studiato: al tartufo si sono affiancati i vini che più raccontano Langhe e Roero. Barolo Cavallotto, Barbaresco Martinenga, Alta Langa di Ettore Germano, Barolo dei Poderi Einaudi, Barbaresco Ada Nada, Barolo Chiarlo, fino ai 5 litri di Barbaresco Paitin e ai 12 litri di Barolo Damilano del gran finale. È una grammatica precisa: il tartufo esige vini capaci di dialogare con la sua voluttà aromatica senza sovrastarla, e quei grandi rossi piemontesi, insieme al metodo classico dell’Alta Langa, ne sono l’eco più autorevole. E poi il panettone Albertengo, 10 o 20 chili di lievitazione e canditi: che cosa c’entra con la trifola? È l’altra metà del rito, il segno di una festa che travalica il piatto per farsi conviviale, quasi natalizia. Un modo per dire che, quando si brinda al tartufo, si brinda a una comunità intera, non solo a chi lo affetta al tavolo.
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