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Salute e benessere
09 Febbraio 2026 - 18:30
Un’attività fisica intensa, breve e intermittente può rivelarsi più efficace delle tradizionali tecniche di rilassamento nel contrastare gli attacchi di panico, una delle manifestazioni più temute dei disturbi d’ansia. È quanto emerge da una recente ricerca internazionale che apre nuove prospettive terapeutiche, più semplici, accessibili e vicine alla vita quotidiana delle persone.
Secondo i dati europei del progetto ESEMeD, circa il 2% della popolazione soffre di disturbo di panico, una condizione caratterizzata da episodi improvvisi di paura intensa e dalla costante preoccupazione che l’attacco possa ripresentarsi. I sintomi, ben noti anche all’Istituto Superiore di Sanità, includono tachicardia, palpitazioni, tremori, sudorazione, nausea, sensazione di soffocamento e la terribile convinzione di stare per morire.
Tra i trattamenti più efficaci per il disturbo di panico rientra la terapia cognitivo-comportamentale (TCC), in particolare una tecnica chiamata esposizione interocettiva. Questo approccio mira ad abituare il paziente alle sensazioni fisiche che scatenano la paura, riproducendole in modo controllato: accelerare il respiro, aumentare il battito cardiaco o provocare vertigini, così da insegnare al cervello che quei segnali non sono pericolosi.
La novità dello studio è l’idea di sostituire queste simulazioni “artificiali” con una forma di esposizione più naturale: l’esercizio fisico. Correre, camminare velocemente o alternare sforzi intensi a brevi recuperi produce, infatti, le stesse sensazioni corporee temute durante un attacco di panico, ma in un contesto percepito come sano e funzionale.
La ricerca è stata condotta da un team dell’Università di San Paolo, coordinato dal dottor Ricardo William Muotri, e ha coinvolto circa 70 pazienti con diagnosi di disturbo di panico. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: uno ha seguito un programma di esercizio fisico intenso e intermittente, l’altro una terapia di rilassamento. Nessuno assumeva farmaci durante le 12 settimane di trattamento.
Per valutare l’andamento del disturbo è stata utilizzata la Panic Agoraphobia Scale (PAS), uno strumento standard che misura la gravità degli attacchi, l’ansia e l’impatto sulla vita quotidiana. I risultati hanno mostrato miglioramenti in entrambi i gruppi, ma con benefici nettamente superiori tra chi praticava attività fisica. La riduzione di frequenza e intensità degli attacchi di panico si è mantenuta anche a 24 settimane dalla fine del programma.
Secondo i ricercatori, l’esercizio fisico intenso, breve e intermittente rappresenta una forma di esposizione interocettiva naturale, apprezzata dai pazienti e capace di migliorare l’aderenza alla terapia. Un ulteriore vantaggio è la possibilità di praticarlo anche fuori da un contesto clinico, rendendo il trattamento più flessibile e vicino alla realtà quotidiana.
Come sottolineato dal dottor Muotri, questo approccio potrebbe essere facilmente integrato nei modelli di cura per i disturbi d’ansia e la depressione, offrendo una strategia economica, efficace e alla portata di molti.
Lo studio, intitolato “Brief intermittent intense exercise as interoceptive exposure for panic disorder”, è stato pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Psychiatry e rafforza l’idea che il movimento non faccia bene solo al corpo, ma anche alla salute mentale.
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