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Il fatto

Don Alberto Ravagnani: come si lascia il sacerdozio passo dopo passo

Dalla richiesta del sacerdote al rescritto del Papa, scopri il percorso complesso e poco noto per tornare laico

Don Alberto Ravagnani: come si lascia il sacerdozio passo dopo passo

Il 31 gennaio 2026, la Chiesa di Milano ha comunicato che don Alberto Ravagnani, noto sui social, aveva informato l’arcivescovo Mario Delpini della sua decisione di “sospendere il ministero presbiterale”, cioè di smettere di essere prete. Il comunicato ufficiale era sintetico e non spiegava i passaggi burocratici necessari per chi decide di lasciare il sacerdozio, una procedura lunga e articolata che, in ultima istanza, coinvolge anche il Papa.

La decisione di lasciare il ministero sacerdotale non è automatica e non dipende solo dalla volontà del singolo. La procedura è regolata da decenni dal Dicastero per la Dottrina della Fede, l’organismo vaticano che si occupa di fede e moralità.

Quando un sacerdote completa il percorso, subisce la cosiddetta “riduzione allo stato laicale”: torna a essere laico, perde il diritto di celebrare la messa e di ricoprire incarichi nella Chiesa. Questi due elementi definiscono le funzioni principali di un prete, che Papa Giovanni Paolo II descriveva come un ruolo ministeriale e gerarchico.

La riduzione allo stato laicale può partire dalla richiesta dello stesso sacerdote, oppure essere decisa dalla Chiesa in caso di condotta immorale, errori dottrinali o altre cause gravi.

Durante il percorso, il vescovo (per i sacerdoti diocesani) o il superiore religioso (per le comunità) deve cercare di sostenere il prete, aiutandolo a superare la crisi. Ciò può includere trasferimenti, supporto da parte di confratelli, amici e familiari, e – se necessario – l’intervento di medici e psicologi. L’obiettivo è verificare se la decisione sia definitiva.

Se la persona conferma la volontà di lasciare, si avvia un’indagine approfondita: si ricostruisce il percorso di vita, dagli studi al seminario, fino all’ordinazione e all’attività all’interno della Chiesa. Si valutano fragilità psicofisiche, crisi spirituali, problemi con il celibato e altri comportamenti considerati “costumi dissoluti”, come eventuali relazioni sentimentali.

L’inchiesta può prevedere l’ascolto di testimoni – genitori, colleghi o confratelli – le cui deposizioni sono sotto giuramento e confidenziali. Completata la fase investigativa, tutti gli atti vengono inviati a Roma, dove il Dicastero per la Dottrina della Fede li esamina e li sottopone al Papa, che prende la decisione finale tramite il rescritto.

È importante notare che il rescritto non annulla l’ordinazione sacerdotale, considerata permanente secondo la dottrina cattolica. L’ex prete mantiene il carattere sacerdotale, ma ottiene la dispensa dagli oneri: non deve più osservare il celibato, obbedire ai superiori, né svolgere funzioni religiose.

Il Vaticano disciplina anche eventuali matrimoni successivi dell’ex sacerdote, con celebrazioni sobrie, pochi testimoni e decisioni sui gradi di pubblicità da dare alla nuova vita da laico.

Non esistono statistiche ufficiali su quanti sacerdoti ogni anno lasciano il ministero, ma l’Annuario Pontificio si limita a contare il numero di preti attivi per diocesi e continente.

Al momento, non è chiaro a quale fase della procedura si trovi don Ravagnani, vista la scarsità di informazioni diffuse dalla Chiesa di Milano e dallo stesso interessato.

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