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Il progetto
07 Febbraio 2026 - 09:51
Sarà elegante. Con un’illuminazione che riprenderà l’armonia dei portici della città. E “punterà verso il cielo”. Questo lo stile e, come si dice oggi, il “concept”, delle nuove stazioni metropolitane torinesi della linea 2. Quella che dovrebbe collegare entro il 2033 Porta Nuova con Rebaudengo, passando per l’aulica piazza Carlo Alberto, i Giardini Reali, e il vecchio Trincerone (su cui sono in corso gli accertamenti di Arpa a valle della bonifica iniziata a dicembre scorso), fino all’ex Gondrand (rasa al suolo appena qualche settimane fa, dopo essere stata per anni ritrovo di tossici e degrado). È la “promessa di riscatto” di Barriera di Milano, che già solo la presenza di ruspe e cantieri in opera dovrebbe vedere il proprio valore immobiliare salire.
Il progetto
La “fumata bianca” è arrivata giovedì pomeriggio, poco dopo le 17. La giuria, presieduta dall’archistar Dominique Perrault, ha decretato il “design vincente”. Quello concepito dallo studio olandese U.N. Studio B.V. – Van Berkel Architect. «Un progetto non solo funzionale ma sociale, perché trasformerà la mappa di come vediamo la città», spiega Perrault. «Una goccia rispetto a un appalto complessivo da oltre 1,3 miliardi di euro, ma decisiva per l’inserimento urbano e architettonico di un’infrastruttura destinata a segnare la città per generazioni», ha aggiunto Bernardino Chiaia, il commissario straordinario e ad Infra.To (la società partecipata del Comune di Torino che gestisce le infrastrutture cittadine, tra cui la Metro 1). Il concorso – al quale hanno partecipato 26 gruppi, con cinque finalisti – ha visto confrontarsi alcuni tra i nomi più importanti dell’architettura contemporanea: da Carlo Ratti e Benedetto Camerana, fino ai grandi studi internazionali. Alle spalle dei vincitori si sono classificati Zaha Hadid Architects (secondo posto) e i giapponesi di Kengo Kuma (terzi). A convincere la commissione è stata la proposta olandese, capace di coniugare funzione, contesto urbano e identità visiva. Stazioni concepite come luoghi immersivi, aperti alla città, con un uso attento della luce e un linguaggio elegante, con elementi luminosi simili a candelabri.
Fermate iconiche
La piazza Carlo Alberto, con la valorizzazione dell’ipogeo sotto Palazzo Carignano per non “invadere” la piazza con le coperture esterne delle fermate. I Giardini Reali, a due passi dalla Mole Antonelliana, con raffinate volte vetrate lungo la fermata di corso San Maurizio. San Giovanni Bosco, una delle tre stazioni in continuità con il parco che sorgerà al posto dell’ex trincea ferroviaria. E la costruzione di un brand riconoscibile per la linea. «Piccoli padiglioni, non invasivi, soprattutto per preservare uno spazio delicato come piazza Carlo Alberto», ha precisato Chiaia. Le superfici vetrate e trasparenti permetteranno un dialogo costante con l’esterno, mentre la grafica e la segnaletica saranno unificate in un’identità visiva ispirata a colori naturali: sole, vegetazione, acqua.
I numeri
L’incarico di design è di 150mila euro per la prima fase (tale è il valore della vincita della gara), ma il valore complessivo dei lavori dovrebbe superare i 2 milioni di euro. Una cifra contenuta se rapportata all’intervento complessivo, ma centrale anche per un altro aspetto: la manutenzione. «La cura progettuale incide direttamente sui costi futuri», ha sottolineato l'assessore all'Urbanistica Paolo Mazzoleni, richiamando l’importanza di materiali e soluzioni durevoli. Le risorse attualmente disponibili consentono di realizzare la prima tratta da Rebaudengo a Porta Nuova: 7,7 chilometri, 10 stazioni, con l’interscambio diretto con la linea 1 proprio a Porta Nuova. Per completare l’intero tracciato mancano però 2,2 miliardi di euro: 450 milioni per il segmento Porta Nuova–Politecnico e 1,8 miliardi per l’estensione fino a Mirafiori Sud. Al momento risultano sospesi anche i prolungamenti verso Torino Sud e San Mauro. Infra.To valuta inoltre l’ipotesi di dotare le stazioni di impianti geotermici.
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