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L'adunata

I condottieri del generale Vannacci: «Con Bandecchi faremmo il botto»

I leghisti giurano di stare festeggiando, ma sotto la Mole Borghezio prepara l’esercito del comandante

vannacci

Vannacci ha scritto "Il mondo al contrario"

C’è chi giura di essersi finalmente liberato di una zavorra: «Da quando ha detto che andava via c’è stato il boom dei tesseramenti online», dice l’onorevole e consigliera comunale torinese della Lega. «Alcune sue battaglie condivisibili ma inutilmente “condite” dall’inneggiamento alla Decima Mas. Ma dire che i ragazzi disabili devono andare in una scuola a parte. O che si è italiani in base alla “craniologia”... Doveva piantarla con certe derive», aggiunge il capogruppo Lega alla Camera Riccardo Molinari.

C’è poi chi ne attende trepidante l’approdo ufficiale. «Il suo coraggio ricorda gli ufficiali sabaudi che hanno fatto la storia dell’Italia», dice uno dei suoi «paladini» a Torino, l’ex parlamentare Mario Borghezio, tra i fedelissimi della Lega Nord di Umberto Bossi.

Attorno alla figura del generale Roberto Vannacci, a pochi giorni dall’annuncio del suo «auf wieder sehen» dalla Lega di Matteo Salvini, si muove un’area politica in fermento che intercetta nostalgie bossiane, disillusione verso il «salvinismo moderato» e una domanda diffusa di «ordine, identità e sicurezza», sottolinea Borghezio. «La Lega salviniana è qualcosa di completamente diverso da come è nata. Ha assunto i peggiori tratti della partitocrazia», aggiunge.

Per questo, anche se le iscrizioni al «quasi» partito di Vannacci Futuro Nazionale non sono ancora aperte, Borghezio si dice prontissimo ad aderire al nuovo progetto dell’ex parà. «Già circa 4mila gli aspiranti «vannacciani»», dice.

Ma chi, quindi, sarebbe disposto a seguire il generale?

Di sicuro non il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia al Comune di Torino Ferrante De Benedictis, anche vicepresidente del movimento «Nazione Futura», che aveva ospitato in diverse occasioni Vannacci. «Dopo la scelta del logo uguale al nostro gli abbiamo inviato una diffida, e questo ci imbarazza», aveva annunciato pochi giorni dopo il «fattaccio» De Benedictis.

L’influencer “giustiziere”, autore delle «ronde anti-stranieri» Frank Mascia, che oggi è coordinatore nazione del progetto «Dimensione Bandecchi», invece, non esclude una coalizione: «Insieme facciamo il botto», dice. «Anche se Vannacci dal punto di vista imprenditoriale non è ferrato...», aggiunge.

Eugenio Bravo, segretario provinciale del Siulp Torino si dice, invece, interessato ma prudente: «Le sue idee sono in parte condivisibili, ma va ancora capita l’architettura complessiva del progetto, che non può fermarsi solo alla sicurezza, ma osare al sovranismo».

Più netto Stefano Saija, leader di Forza Nuova, che chiude a ogni alleanza. «Dialogo e collaborazione a date condizioni, glielo avevamo detto dall’inizio», spiega. Tra i motivi del «niet», «il suo affermare che la Palestina non esiste. E il fatto che sia circondato da persone vicine alla Massoneria», continua. «Vannacci è l’estrema destra del sistema, ma noi siamo antisistema», conclude.

Mentre il leader dei No Green Pass a Torino Marco Liccione, pur premettendo che il suo movimento «non riconosce alcuna forza politica», guarda con simpatia l’ipotesi: «Qui a Torino servirebbe un generale», afferma.

Chi aveva fatto trapelare, infine, pure il nome di Matteo Rossino, portavoce del comitato sovranista Torino Tricolore, dovrà rimanere a bocca asciutta. Lui smentisce ogni contatto o simpatia per il comandante della Folgore. Intanto in Piemonte, sottobanco, si muovono i primi tasselli: una ventina di referenti, gruppi già attivi tra Torino, Giaveno e la cintura, ma nessuna data ufficiale per un evento pubblico sotto la Mole previsto, in teoria, entro febbraio.

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