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Dynasty & Finanza
21 Febbraio 2026 - 17:20
Quanto costa trasformare l’eredità in progetto? E, soprattutto, mettere fine a una guerra dinastica, certo meno sanguinosa e roboante di quella per l'Eredità Agnelli ma altrettanto dirimente per il mondo economico italiano? Nel caso di Leonardo Maria Del Vecchio, trenta anni, il conto è scritto tra numeri precisi, nomi pesanti e una visione che guarda agli “occhiali del futuro”. Ristoranti e palazzi, l’Acqua di Fiuggi e i giornali: con Lmdv Capital ha messo sul piatto quasi 400 milioni di euro, un portafoglio che a suo dire potrebbe già valere un miliardo. Ma ora la vera partita si gioca nella cassaforte di famiglia: Delfin, la holding lussemburghese da cui dipendono i destini di EssilorLuxottica. E che Del Vecchio Jr è assolutamente deciso a fare sua, comprando in qualche modo le parti dei fratelli. Ma con quali capitali?
La guerra in tribunale
Ma, come in tutte le Dynasty che si rispettino, c'è il fronte legale, ossia una decina di contenziosi in tribunale per il controllo dell'eredità Del Vecchio: come detto, una guerra meno fragorosa di quella degli Agnelli/Elkann ma altrettanto importante.
Leonardo Maria, a inizio gennaio, ha portato in tribunale a Milano sia la madre Nicoletta Zampillo sia il "fratellastro" Rocco Basilico (figlio della vedova di Leonardo Del Vecchio e di Paolo Basilico). Il nodo del contendere è che la signora Zampillo ha rinunciato all’usufrutto deciso in suo favore nel testamento attribuendolo a Rocco Basilico, di fatto aumentando le sue quote, per quanto riguarda la valenza decisionale (e non è un caso che proprio da Basilico era filtrata la volontà di uscire dalla holding lussemburghese). Leonardo Maria vuole comandare, da solo, possibilmente. Ma per farlo, deve avere le quote dei fratelli.
La sfida del finanziamento: 9,4 miliardi da trovare
Resta la domanda chiave: dove trovare i soldi? Domanda che vale anche per chi sta nella Top 10 dei miliardari italiani, con circa 6,8 miliardi di euro di patrimonio personale (compresa la quota "congelata" di cui stiamo parlando). Tra indebitamento personale e del family office, la sua esposizione bancaria sfiora già il miliardo. Applicando lo sconto del 20% sul nav – prassi per molte holding quotate – una quota del 12,5% varrebbe circa 4,7 miliardi; due quote fanno 9,4 miliardi. Tanti? Certo. Ma non impossibili, sostengono i bene informati.
L’ipotesi sul tavolo è un’architettura finanziaria che impegni la quota in Delfin e i futuri flussi di dividendi, riducendo la provvista immediata. Il grosso arriverebbe da un consorzio di banche Usa e fondi internazionali, attratti da un sottostante industriale che, al netto delle partecipazioni finanziarie in Mps, Generali e Unicredit, parla la lingua dell’innovazione: gli occhiali intelligenti che, nelle parole e nella visione di Milleri, potrebbero un giorno sostituire gli smartphone. Suggestione tecnologica o mossa tattica in vista di nuove discussioni nella cassaforte lussemburghese?
https://torinocronaca.it/news/torino/576624/satispay-con-la-torinese-fondaco-allassalto-agli-investimenti-ecco-il-fondo-umbrella-in-lussemburgo.html
Un profilo costruito sul campo: dal retail ad Agordo
Il percorso di Leonardo Maria non nasce dal nulla. Dopo il fratello Claudio – che aprì la frontiera americana – e la sorella Marisa, impegnata nel Museo degli Occhiali di Agordo, è il terzo dei figli ad aver lavorato nel gruppo. Da presidente di Ray-Ban a chief strategy officer, il suo profilo è cucito su funzioni operative e strategiche. Ambizione personale, sì; ma anche l’intenzione, raccontano vicino a lui, di “sbloccare una situazione che si protrae da tre anni e far rispettare le volontà del padre”.
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