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Dynasty & Finanza

La "guerra" dei Del Vecchio, Leonardo Maria vuole regnare da solo: compra dai fratelli (e porta la mamma in Tribunale)

Nel mirino il 25% di Luca e Paola in Delfin ma dove trova i soldi? Un piano fra governance, dividendi e finanziamenti da 9,4 miliardi

Delfin, la partita di Leonardo Maria Del Vecchio: ambizione, dividendi e la chimica dei miliardi

Quanto costa trasformare l’eredità in progetto? E, soprattutto, mettere fine a una guerra dinastica, certo meno sanguinosa e roboante di quella per l'Eredità Agnelli ma altrettanto dirimente per il mondo economico italiano? Nel caso di Leonardo Maria Del Vecchio, trenta anni, il conto è scritto tra numeri precisi, nomi pesanti e una visione che guarda agli “occhiali del futuro”. Ristoranti e palazzi, l’Acqua di Fiuggi e i giornali: con Lmdv Capital ha messo sul piatto quasi 400 milioni di euro, un portafoglio che a suo dire potrebbe già valere un miliardo. Ma ora la vera partita si gioca nella cassaforte di famiglia: Delfin, la holding lussemburghese da cui dipendono i destini di EssilorLuxottica. E che Del Vecchio Jr è assolutamente deciso a fare sua, comprando in qualche modo le parti dei fratelli. Ma con quali capitali?



Il progetto: prelazione sulle quote di Luca e Paola
Nel mirino del quartogenito del fondatore di Luxottica, come riferisce MilanoFinanza, c’è il diritto di prelazione su due quote di Delfin, ciascuna del 12,5%, oggi in mano ai fratelli Luca e Paola. L’obiettivo non è solo aritmetico. È la spinta a misurarsi con la grandezza imprenditoriale del padre, emulandone il carisma che – racconta spesso – vedeva riflesso negli sguardi riconoscenti dei dipendenti. Figlio di Nicoletta Zampillo, dopo l’ingresso in azienda da neolaureato e un passaggio alla guida della rete di negozi, oggi Leonardo Maria è presidente di Ray-Ban, il marchio che ha trainato l’avvio degli smart-glasses, e chief strategy officer del gruppo: di fatto, il numero due, alle spalle del presidente operativo Francesco Milleri. Lo ripete come un mantra: dedica l’80% del suo tempo a EssilorLuxottica, dalle 9 alle 18, ogni giorno (orario d'ufficio in pratica: non sembra un grande vanto...).

La mappa del potere: percentuali e nomi
In Delfin è custodito il 32,2% di Essilux, partecipazione di maggioranza relativa. La holding, con un nav di 47 miliardi, vale per circa il 70% proprio grazie al colosso di montature e lenti; il resto è fatto di Unicredit, Mps, Generali e Covivio. Se riuscisse a riscattare quel 25% in mano a Paolaterzogenita del primo matrimonio del fondatore – e a Lucaquinto figlio nato dalla relazione con l’ex compagna Sabina Grossi – Leonardo Maria salirebbe al 37,5%. Domani, sommandovi il 6,25% che erediterà dalla madre Nicoletta Zampillo, arriverebbe al 43,75%. Una soglia che rafforzerebbe il suo peso nel provare a incidere sulla rigida governance della holding del Granducato, con effetti diretti anche sulla “ammiraglia” Essilux.



Il nodo dividendi: la matematica del 6/8
C’è però una ragione più immediata. Riscattare le quote significherebbe sbloccare il flusso miliardario di dividendi che Delfin può distribuire ogni anno. Un’entrata capace di sciogliere la partita dell’eredità, in stallo da oltre tre anni per veti incrociati e contenziosi legali, e di onorare il legato da oltre 400 milioni in azioni Essilux destinato a Milleri. A ottobre scorso, nell’ultima assemblea di bilancio, gli otto soci-eredi si sono assegnati soltanto 139 milioni di dividendi, a fronte di 1,39 miliardi di utili 2024 prodotti dai dividendi delle partecipate. È il 10% “di default” previsto dallo statuto, salvo superare la soglia dei 6/8 – cioè il 75% del capitale – per alzare il tetto. A conti fatti, poco più di 17 milioni a testa. In quell’occasione, solo cinque azionisti-eredi (il 62,5%) erano pronti a votare per un payout maggiore. Con due quote in più e il via libera degli altri tre soci che già in ottobre si erano detti favorevoli, la maggioranza qualificata sarebbe a portata di mano. Strategia o necessità?

La guerra in tribunale
Ma, come in tutte le Dynasty che si rispettino, c'è il fronte legale, ossia una decina di contenziosi in tribunale per il controllo dell'eredità Del Vecchio: come detto, una guerra meno fragorosa di quella degli Agnelli/Elkann ma altrettanto importante.

Leonardo Maria, a inizio gennaio, ha portato in tribunale a Milano sia la madre Nicoletta Zampillo sia il "fratellastro" Rocco Basilico (figlio della vedova di Leonardo Del Vecchio e di Paolo Basilico). Il nodo del contendere è che la signora Zampillo ha rinunciato all’usufrutto deciso in suo favore nel testamento attribuendolo a Rocco Basilico, di fatto aumentando le sue quote, per quanto riguarda la valenza decisionale (e non è un caso che proprio da Basilico era filtrata la volontà di uscire dalla holding lussemburghese). Leonardo Maria vuole comandare, da solo, possibilmente. Ma per farlo, deve avere le quote dei fratelli.


La sfida del finanziamento: 9,4 miliardi da trovare
Resta la domanda chiave: dove trovare i soldi? Domanda che vale anche per chi sta nella Top 10 dei miliardari italiani, con circa 6,8 miliardi di euro di patrimonio personale (compresa la quota "congelata" di cui stiamo parlando). Tra indebitamento personale e del family office, la sua esposizione bancaria sfiora già il miliardo. Applicando lo sconto del 20% sul nav – prassi per molte holding quotate – una quota del 12,5% varrebbe circa 4,7 miliardi; due quote fanno 9,4 miliardi. Tanti? Certo. Ma non impossibili, sostengono i bene informati.

L’ipotesi sul tavolo è un’architettura finanziaria che impegni la quota in Delfin e i futuri flussi di dividendi, riducendo la provvista immediata. Il grosso arriverebbe da un consorzio di banche Usa e fondi internazionali, attratti da un sottostante industriale che, al netto delle partecipazioni finanziarie in Mps, Generali e Unicredit, parla la lingua dell’innovazione: gli occhiali intelligenti che, nelle parole e nella visione di Milleri, potrebbero un giorno sostituire gli smartphone. Suggestione tecnologica o mossa tattica in vista di nuove discussioni nella cassaforte lussemburghese?

https://torinocronaca.it/news/torino/576624/satispay-con-la-torinese-fondaco-allassalto-agli-investimenti-ecco-il-fondo-umbrella-in-lussemburgo.html

Un profilo costruito sul campo: dal retail ad Agordo
Il percorso di Leonardo Maria non nasce dal nulla. Dopo il fratello Claudio – che aprì la frontiera americana – e la sorella Marisa, impegnata nel Museo degli Occhiali di Agordo, è il terzo dei figli ad aver lavorato nel gruppo. Da presidente di Ray-Ban a chief strategy officer, il suo profilo è cucito su funzioni operative e strategiche. Ambizione personale, sì; ma anche l’intenzione, raccontano vicino a lui, di “sbloccare una situazione che si protrae da tre anni e far rispettare le volontà del padre”.



Le incognite (oltre le cause): famiglia, statuto e tempi
Nell’equazione mancano ancora due incognite: i tempi e la famiglia. Ogni mossa dovrà misurarsi con lo statuto di Delfin e con un perimetro di interessi che abbraccia otto soci-eredi. La logica dei numeri sembra favorevole al rampollo; la logica delle relazioni, meno prevedibile. In fin dei conti, può la finanza sciogliere ciò che la famiglia tiene in sospeso? Oppure sarà proprio il dividendo – moneta sonante e non opinabile – a ricomporre un equilibrio possibile, trasformando una cassaforte in un volano di sviluppo? Intanto, dalla Lmdv Capital ai marchi simbolo come Ray-Ban, dai flussi di Essilux alla roccaforte del Granducato, la traiettoria è tracciata. Se e quanto questa corsa alla prelazione cambierà il baricentro di Delfin lo diranno i prossimi passaggi: quelli in cui contano percentuali, statuti e, soprattutto, la capacità di tenere insieme visione e numeri. E gli umori di famiglia.

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