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A Dumsedafe

Iren, crescita continua tra le sfide dei territori nella transizione green

Incontro con l’ad Giuseppe Bergesio all’Osteria Rabezzana, ospite dell’associazione di Piero Gola

Iren, crescita continua tra le sfide dei territori nella transizione green

Piero Gola e Giuseppe Bergesio

Non solo numeri, ma una visione che intreccia industria, territori e politica. Alla tavola dell’Osteria Rabezzana, nel cuore del centro storico, il confronto promosso dall’associazione Dumsedafe di Piero Gola ha messo sotto i riflettori il ruolo sempre più strategico delle multiutility. Ospite dell’incontro Giuseppe Bergesio, amministratore delegato di Iren Energia, chiamato a raccontare presente e futuro di uno dei principali gruppi italiani nei servizi pubblici. Il punto di partenza è una storia lunga oltre un secolo, quella delle municipalizzate del Nord che, attraverso fusioni e aggregazioni, hanno dato vita a Iren. Un percorso che oggi si traduce in una presenza multiregionale, milioni di utenti e un peso crescente nelle politiche industriali ed energetiche del Paese. Ma è proprio questo passaggio - da aziende locali a grandi player nazionali - a sollevare interrogativi sempre più politici. Bergesio snocciola i dati: crescita dell’Ebitda, utile in aumento, investimenti che superano i 900 milioni di euro e un piano al 2030 costruito attorno alla transizione energetica. Numeri che raccontano «un gruppo in espansione, capace di muoversi tra energia, ciclo idrico e gestione dei rifiuti». Ma dietro la traiettoria industriale si intravede una questione più ampia: chi governa davvero queste infrastrutture strategiche? Il modello Iren resta quello della multiutility «dei territori», «partecipata da enti locali e storicamente legata alle comunità di riferimento». Eppure la crescita dimensionale, accelerata anche da acquisizioni come quella di Egea, cambia gli equilibri. Più investimenti, più capacità industriale, ma anche una maggiore distanza potenziale dai centri decisionali locali.

È qui che il confronto si sposta sul terreno politico. Perché energia, acqua e rifiuti non sono servizi come gli altri: «Incidono sulla vita quotidiana dei cittadini e rappresentano leve decisive per lo sviluppo economico». La sfida, emersa nel dibattito torinese, è «tenere insieme efficienza industriale e controllo pubblico, evitando che la logica del mercato prevalga su quella del servizio». Sul tavolo c’è anche la transizione ecologica, che per Iren significa aumento della produzione da fonti rinnovabili, sviluppo del teleriscaldamento e investimenti nell’efficienza energetica. Un percorso obbligato, spinto dalle politiche europee e dalla necessità di ridurre le emissioni, ma che comporta scelte complesse e talvolta impopolari. Lo stesso vale per l’economia circolare. L’obiettivo di aumentare il recupero di materia e di energia dai rifiuti passa attraverso nuovi impianti e il potenziamento di quelli esistenti. Ma ogni progetto si misura con il consenso dei territori, in un equilibrio delicato tra sostenibilità ambientale e accettazione sociale. Intanto i numeri confermano una fase di crescita solida: «Ebitda in aumento del 6%, utile netto a 301 milioni, espansione della base clienti». Ma non mancano le ombre, tra margini in calo sul gas e produzione idroelettrica condizionata dai cambiamenti climatici. Segnali di un settore esposto a variabili globali, che richiede capacità di adattamento e visione strategica che certo non mancano a Bergesio. Nel racconto dell’ad emerge un gruppo che punta a consolidarsi come «extended multiutility», capace di integrare servizi e accompagnare la trasformazione energetica. Ma la domanda che resta sullo sfondo è tutta politica: fino a che punto questa crescita resterà coerente con l’interesse pubblico? L’incontro di Torino, più che fornire risposte definitive, fotografa una fase di passaggio. «Le multiutility sono diventate attori centrali, non solo economici ma istituzionali. E proprio per questo il loro futuro non potrà essere deciso solo nei consigli di amministrazione».

La partita, sempre più, si giocherà nei territori. E nella capacità della politica di governare un cambiamento che riguarda da vicino cittadini, imprese e modelli di sviluppo. Ma c’è anche un altro livello, meno visibile ma altrettanto decisivo, che riguarda il rapporto tra queste grandi aziende e le politiche pubbliche nazionali ed europee. La transizione energetica, infatti, non è soltanto una scelta industriale: è una traiettoria obbligata, sostenuta da incentivi, regolazioni e obiettivi di decarbonizzazione che condizionano direttamente le strategie delle multiutility. In questo senso, gruppi come Iren diventano strumenti operativi di politiche più ampie, ma anche interlocutori capaci di orientarle. Il rischio, evidenziato da più parti nel dibattito, è che si crei una zona grigia tra pubblico e privato, in cui le responsabilità si sovrappongono. Da un lato gli enti locali, azionisti e garanti dell’interesse collettivo; dall’altro management chiamati a rispondere a logiche di mercato, redditività e crescita. Tenere insieme queste due dimensioni è la vera sfida dei prossimi anni. Un tema che riguarda da vicino anche il Piemonte e Torino, storicamente al centro delle dinamiche di Iren. Qui il teleriscaldamento, la gestione dei rifiuti e gli investimenti sull’efficienza energetica rappresentano leve fondamentali per la trasformazione urbana. Ma sono anche ambiti in cui le scelte industriali si intrecciano con la qualità della vita quotidiana: bollette, servizi, impatto ambientale. In questo quadro, la questione del consenso diventa centrale.

Ogni nuovo impianto, ogni intervento infrastrutturale, ogni innovazione tecnologica richiede un dialogo con i territori. «Non basta più l’efficienza tecnica: serve una legittimazione sociale che passa attraverso trasparenza, partecipazione e capacità di ascolto». È anche per questo che momenti di confronto come quello organizzato da Dumsedafe, assumono un valore che va oltre l’evento in sé. Diventano spazi di intermediazione tra mondi diversi - impresa, politica, società civile - chiamati a trovare un equilibrio in una fase di cambiamento profondo. Alla fine, il messaggio che arriva dall’«a serata’incontro» è duplice. Da un lato, la conferma di un gruppo solido, in crescita, con una strategia chiara orientata alla sostenibilità e all’innovazione. Dall’altro, la consapevolezza che il futuro delle multiutility non potrà essere solo una questione industriale. Sarà, sempre di più, una questione politica. E riguarderà il modo in cui verranno distribuiti costi e benefici, il ruolo degli enti locali, la capacità di garantire servizi efficienti senza perdere il legame con i territori. In gioco non c’è soltanto il futuro di un gruppo, ma un modello di sviluppo che tocca da vicino la vita di milioni di cittadini.

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