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Il caso

Le lunghe attese in ospedale: a Torino 1 su 2 in “boarding”

I numeri di pronto soccorso e Dea tra 24 dicembre e 6 gennaio

Prostata ingrossata, niente bisturi: per curarla si usa il vapore acqueo

Sovraffollamenti e pazienti in attesa di ricovero anche per giorni. Realtà comuni e note ai pronto soccorso piemontesi, soprattutto durante le festività. E che hanno una maggiore incidenza proprio a Torino, dove mediamente un paziente su due in pronto soccorso o Dipartimenti di Emergenza e Accettazione (Dea) ci deve restare in attesa del ricovero.

Tra il 24 dicembre 2025 e il 6 gennaio 2026 i presidi regionali di primo soccorso hanno vissuto l’ennesima fase di congestionamenti.

Una crisi annunciata, denunciata dal sindacato Anaao Assomed, «che si ripresenta puntualmente in assenza di una programmazione capace di reggere un impatto del tutto prevedibile», rivendicano.

Le cause sono note: picco influenzale stagionale, ridotta risposta della medicina territoriale nei prefestivi, scarsa recettività delle strutture post-acuzie nei giorni festivi (cioè delle Case di Cura), chiusura degli uffici distrettuali che gestiscono i percorsi di dimissione e rallentamento delle prestazioni nelle strutture convenzionate.

Risultato: l’unico presidio sempre operativo resta il pronto soccorso, che finisce per assorbire tutto il carico del sistema. Con grosse differenze, tuttavia, tra ospedali. Alle Molinette, al Maria Vittoria e il San Giovanni Bosco gli indici più alti di “boarding”, cioè attesa di ricovero. Il che si traduce in attese più lunghe per i pazienti e una pressione maggiore sull’emergenza-urgenza, che si trova in tendenziale difficoltà a gestire i casi più critici, e che non può farsi carico di pazienti già stabilizzati ma senza posto letto.

Di contro, altri presidi (è il caso degli ospedali di Ciriè, Vercelli, Verduno e dell’Azienda ospedaliera di Cuneo), mostrano un “indice di boarding” nettamente inferiore rispetto alla media: pazienti bloccati in presidi non superiori al 22%. Numeri che si traducono in attese più brevi e minore pressione.

«Non è un caso che proprio questi ospedali risultino anche più attrattivi per i professionisti. A Cuneo e Verduno gli organici sono completi, a Ciriè e Vercelli in crescita, con l’azzeramento del ricorso ai medici a gettone», spiega ancora il sindacato.

Resta centrale il tema dei posti letto e del potenziamento del territorio, ma l’esperienza di alcuni presidi dimostra che il sovraffollamento non è un destino inevitabile. «Se la Regione inizierà a monitorare davvero l’applicazione delle proprie delibere e a rendere pubblici i dati in tempo reale, l’elenco dei pronto soccorso virtuosi potrebbe allungarsi. E l’emergenza smettere, almeno in parte, di essere la normalità», ammoniscono infine da Anaao Assomed.

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