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Eredità Agnelli: nuove rivelazioni
10 Febbraio 2026 - 11:20
"Caro Yaki, spero che tu sia felice di ricevere queste opere quanto io lo sono nel dartele. Con tutta la tenerezza e l'affetto di Nonna Marella". Così Marella Caracciolo Agnelli nel donare alcuni capolavori della collezione dell'Avvocato al nipote prediletto, John Elkann. Peccato che il file di questa lettera sia datato 5 gennaio 2024, ossia quasi cinque anni dopo la morte della nonna.
E poi: una pagina che scompare da un inventario, un capolavoro che riemerge oltreconfine, biglietti d’auguri scritti anni dopo la morte della presunta firmataria. È il copione aggiornato, al tempo stesso sottile e fragoroso, dell’ennesimo capitolo sulla contesa dell’Eredità Agnelli: una vicenda che intreccia ville di famiglia da Torino a Sankt Moritz, caveau e salotti, e soprattutto 29 opere d’arte di straordinario valore, ora al centro di un’indagine che chiama in causa la tutela del patrimonio e la credibilità dei meccanismi successori. E con le nuove rivelazioni che arrivano proprio alla vigilia dell'udienza per l'imputazione coatta nei confronti di John Elkann, quella che potrebbe mandare il presidente di Stellantis a processo.
Si tratta della parte dell'inchiesta in cui, sempre basandosi su lettere, documenti e messaggi della segretaria Paola Montaldo, viene fuori come John Elkann abbia avuto, oltre al resto, un Warhol, mentre per esempio Ginevra abbia avuto degli orecchi esclusivi di nonna Marella, del valore di 70 milioni di euro.
Biglietti postumi e chat scomode
A rafforzare i sospetti ci sono le bozze di biglietti d’auguri attribuiti a Marella e usati per giustificare presunti doni. Uno, quello indirizzato a John Elkann e firmato “Nonna Marella” e di cui parlavamo all'inizio, è stato creato il 5 gennaio 2024, cinque anni dopo la scomparsa della donna. Le chat completano il quadro. Il 28 ottobre 2019, Paola Montaldo organizza una consegna nella casa milanese di Lapo Elkann. Alla domanda «Cosa viene mandato?», la risposta è netta: «Tutto. Potrebbe essere cambiata situazione quadri Italia, quindi forse anche quelli…». Da un’altra conversazione emerge che i Monet sarebbero due: uno, copia, a Torino; l’altro, l’originale, in Svizzera. Ma - si interroga FQ - che senso hanno copie in casa del più importante collezionista d’arte italiano? Sono sempre state lì o sono state realizzate nel 2008 per coprire un eventuale trasferimento degli originali oltreconfine? È uno degli snodi che l’inchiesta romana dovrà sciogliere.
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