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Eredità Agnelli: nuove rivelazioni

"Caro Yaki..." ecco come Nonna Marella (da morta) donava i capolavori spariti a John Elkann

Mentre il presidente di Stellantis aspetta la decisione del giudice, prosegue l'indagine a Roma su 29 opere tra Italia, Svizzera e Marocco

Quadri in fuga e testamenti contesi: l’ombra lunga sull’eredità Agnelli

"Caro Yaki, spero che tu sia felice di ricevere queste opere quanto io lo sono nel dartele. Con tutta la tenerezza e l'affetto di Nonna Marella". Così Marella Caracciolo Agnelli nel donare alcuni capolavori della collezione dell'Avvocato al nipote prediletto, John Elkann. Peccato che il file di questa lettera sia datato 5 gennaio 2024, ossia quasi cinque anni dopo la morte della nonna.

E poi: una pagina che scompare da un inventario, un capolavoro che riemerge oltreconfine, biglietti d’auguri scritti anni dopo la morte della presunta firmataria. È il copione aggiornato, al tempo stesso sottile e fragoroso, dell’ennesimo capitolo sulla contesa dell’Eredità Agnelli: una vicenda che intreccia ville di famiglia da Torino a Sankt Moritz, caveau e salotti, e soprattutto 29 opere d’arte di straordinario valore, ora al centro di un’indagine che chiama in causa la tutela del patrimonio e la credibilità dei meccanismi successori. E con le nuove rivelazioni che arrivano proprio alla vigilia dell'udienza per l'imputazione coatta nei confronti di John Elkann, quella che potrebbe mandare il presidente di Stellantis a processo.



L’inchiesta: l'ipotesi di esportazione illecita
Andiamo con ordine. A fine dicembre, come vi avevamo raccontato qui, la Procura di Roma ha formulato l’ipotesi di reato di esportazione illecita di opere d’arte. L’indagine è contro ignoti, ma i nomi e i luoghi bastano a far rumore: 29 (o 35 secondo altri elenchi) opere, per un valore complessivo stimato in decine di milioni di euro, un tempo in Italia e oggi riapparse in residenze di famiglia in Svizzera e in Marocco. Il ministero della Cultura non risulta averne autorizzato l’espatrio e, per tipologia e pregio, difficilmente avrebbe potuto farlo.



Da Report ai sequestri: come si è accesa la miccia
Il caso emerse per la prima volta nel 2023 grazie a Report. La svolta arriva oggi con gli elementi riportati dal Fatto Quotidiano: email, elenchi e chat sequestrati dalla Guardia di Finanza nel febbraio 2024 nei dispositivi di tre dipendenti della segreteria di John Elkann, Paola Montaldo, Tiziana Russi e Maria Aprile. Quel materiale è confluito anche nell’indagine dei pm di Torino sulla presunta truffa fiscale legata all’eredità di Marella Caracciolo, per la quale John Elkann ha già versato 183 milioni di euro all’Agenzia delle Entrate. E per cui domani, 11 febbraio 2025, dovrà affrontare il tribunale.



Il nodo dell'eredità: patti, testamenti e fratture familiari
Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli, muore il 23 febbraio 2019. Il testamento, redatto in Svizzera, destina l’intero patrimonio ai nipoti John, Lapo e Ginevra Elkann, escludendo la figlia Margherita. Una decisione che affonda nei patti firmati nel 2004, dopo la morte dell’Avvocato: a Marella le residenze estere, a Margherita la nuda proprietà — con usufrutto alla madre — degli immobili italiani di Torino, Villar Perosa e Roma, oltre a una parte rilevante della collezione d’arte Agnelli che si trovava nelle varie dimore. Alla morte di Marella, Margherita rientra in possesso delle case italiane. E qui iniziano le anomalie.

Inventari che saltano e pagine mancanti
Nell’inventario dell’appartamento romano, a pagina 75 compaiono due opere di peso: "La scala degli addii" di Giacomo Balla e "Mistero e melanconia di una strada" di Giorgio de Chirico. Valore stimato: circa 10 milioni di euro ciascuna. Eppure, nella versione prodotta dai nipoti, l’inventario salta dalla pagina 74 alla 76. A Villa Frescot, storica residenza torinese dell’Avvocato, Margherita segnala anche un Claude Monet, "Glaçons, effet blanc", stimato 20 milioni. Nell’elenco dei nipoti, al suo posto, uno spazio bianco. Da queste discrepanze prendono corpo una causa civile a Torino, denunce penali a Milano e un fascicolo aperto dalla Procura torinese.



Dalle carte ai caveau in Engadina (e al Lingotto)
Poco dopo la morte di Marella, i fratelli Elkann incaricano Sotheby’s di valutare i beni ereditati. Il documento — quasi 700 pagine, visionato dal Fatto — colloca il Balla e il De Chirico nella villa di Chesa Alcyon, a Sankt Moritz, oggi di proprietà di John Elkann. Il Monet risulta invece inventariato dal notaio svizzero von Grüningen, esecutore testamentario, nel caveau della stessa villa e attribuito a Lapo Elkann, che lo indica come dono della nonna. Una versione che la Procura contesta, arrivando a mettere in dubbio anche la reale residenza svizzera di Marella. L’ipotesi dei magistrati è che, dopo la morte della vedova, i nipoti abbiano selezionato gioielli, arredi e opere d’arte, “autoregalandosi” i beni

Si tratta della parte dell'inchiesta in cui, sempre basandosi su lettere, documenti e messaggi della segretaria Paola Montaldo, viene fuori come John Elkann abbia avuto, oltre al resto, un Warhol, mentre per esempio Ginevra abbia avuto degli orecchi esclusivi di nonna Marella, del valore di 70 milioni di euro.

Biglietti postumi e chat scomode
A rafforzare i sospetti ci sono le bozze di biglietti d’auguri attribuiti a Marella e usati per giustificare presunti doni. Uno, quello indirizzato a John Elkann e firmato “Nonna Marella” e di cui parlavamo all'inizio, è stato creato il 5 gennaio 2024, cinque anni dopo la scomparsa della donna. Le chat completano il quadro. Il 28 ottobre 2019, Paola Montaldo organizza una consegna nella casa milanese di Lapo Elkann. Alla domanda «Cosa viene mandato?», la risposta è netta: «Tutto. Potrebbe essere cambiata situazione quadri Italia, quindi forse anche quelli…». Da un’altra conversazione emerge che i Monet sarebbero due: uno, copia, a Torino; l’altro, l’originale, in Svizzera. Ma - si interroga FQ - che senso hanno copie in casa del più importante collezionista d’arte italiano? Sono sempre state lì o sono state realizzate nel 2008 per coprire un eventuale trasferimento degli originali oltreconfine? È uno degli snodi che l’inchiesta romana dovrà sciogliere.



Le possibili confische
Un’email del 2020 inviata da Montaldo a Elkann e ai suoi legali allega inventari che confermano la presenza in Italia di alcuni quadri prima del patto successorio del 2004 (quello in cui Margherita Agnelli rinunciava all'eredità in cambio di 1 miliardi e 300 milioni). Altri documenti, depositati nel 2025 dagli stessi legali, ribadiscono che le opere erano in Italia in quell’anno. Resta però un vuoto di tracce tra il 2006 e il 2016. Una zona grigia che rende difficile attribuire eventuali responsabilità penali — verosimilmente prescritte — ma non esclude, in caso di accertata esportazione illecita, la strada della confisca.

I fronti più recenti: Ingres, Redon e i silenzi delle sovrintendenze
Più circostanziato il dossier su due quadri francesi dell’Ottocento: "Reclining Odalisque" di Ingres (valore stimato 3 milioni) e "Les yeux clos di Odilon Redon". Secondo la Guardia di Finanza sarebbero stati esportati tra il 2018 e il 2019 senza i necessari permessi. L’indagine è contro ignoti ma potrebbe tradursi in nuovi indagati. Nel frattempo emergono gravi lacune nelle attività delle Sovrintendenze: opere che avrebbero dovuto essere notificate come beni tutelati non lo furono in tempo. Nel 2024 si registra anche la scomparsa di quattro dipinti del Cinquecento e Seicento già vincolati, spostati senza autorizzazione e oggi irreperibili. Nonostante una denuncia, la Sovrintendenza non avrebbe informato la magistratura.

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